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1 Settembre 2000
La nuova collezione epigrafica nel Museo Nazionale Romano

Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano
Largo Villa Peretti, 1; 00185 Roma (Stazione Termini)
Orari d'apertura: 9 - 19
Lunedì Chiuso

Collezione Epigrafica

Per decenni la maggior parte della collezione di antichità romane collocata nel Museo Nazionale Romano è rimasta inaccessibile al pubblico. Il Museo, contenente molti dei ritrovamenti provenienti dagli scavi archeologici di Roma dopo il 1870, anno dell'unificazione italiana, aveva raggiunto il punto di saturazione. Era impossibile rendere visibile ogni cosa, non c'era ancora spazio designato per immagazzinare i ritrovamenti provenienti dai siti dell'antica Roma ma che ospitava il museo stesso all'interno delle rovine del bagno di Domiziano. A partire dal 1997 comunque il progetto previsto da tempo della de-centralizzazione del Museo Nazionale è stato realizzato con l'inaugurazione dei nuovi nuclei, per una o più delle molte collezioni o dipartimenti del Museo. Dopo il succedersi dell'apertura di Palazzo Altemps vicino Piazza Navona per la collezione di sculture Ludovisi, del Palazzo Massimo per la collezione accentrata intorno ai lavori della tarda repubblica e della Roma imperiale, e la Crypta Balbi vicino Piazza Venezia per la splendida presentazione dei ritrovamenti dalla tarda antichità ed i siti medievali nella città, ha luogo la riapertura del vecchio centro per il Museo nei Bagni di Diocleziano. Privato di molti dei suoi centri di attrazione - sculture e affreschi - ora in altri musei, il complesso delle Terme ospita invece diverse speciali collezioni e mostre itineranti, relative all'antica storia e cultura..

Al momento, tre di queste collezioni sono state completamente installate in un nuovo edificio multi-livello nascosto tra il vecchio atrio ed il Chiostro michelangiolesco delle Terme. Ci sono il Museo della Preistoria del popolo latino, la collezione epigrafica ed una collezione di sculture in buona parte composta da monumenti funerari e cippi.

La collezione epigrafica contiene una presentazione cronologica di iscrizioni da Roma e dal Lazio dalle origini della città (VIII secolo a.C.) al VI secolo d.C. Presenta manufatti che forniscono importanti informazioni linguistiche, storiche, geografiche e materiali riguardanti i testi antichi e i contesti nei quali essi sono stati creati e usati. Per questa ragione, non tutti gli oggetti in mostra riguardano l'epigrafia; piuttosto, l'attenzione è portata su come la parola scritto interagiva con le vite giornaliere dei romani. Ceramica, armi, arnesi e oggetti votivi in terracotta e marmo sono esposti accanto a iscrizioni funerarie o dedicatorie spesso scoperte in un singolo sito.

La collezione si ordina su tre piani. Il pian terreno introduce la collezione con una sezione sul Latium primitivo e un calco in dimensioni naturali del Lapis Niger dalla Curia e procede con una serie di mostre sui culti repubblicani in Roma e steli funerarie e rilievi repubblicani. Il primo piano sposta il centro sul periodo imperiale, con una esibizione di iscrizioni dedicatorie dal periodo della dinastia Giulio Claudia al tempo della Tetrarchia. Le iscrizioni imperiali non menzionano soltanto gli imperatori; molto del materiale su questo tema testimonia il complicato sistema di classe nell'antica Roma e le relazioni tra le varie classi e la quasi completa scomparsa della Gens dalla società romana.

Il piano superiore accoglie la parte finale della collezione, comprensiva in gran parte di iscrizioni che invocano il favore e la protezione delle divinità. Questa sezione potrebbe essere vista, comunque, insieme con il resto della collezione allo scopo di riconoscere la romanità di un Mithraeum (sala di riunione di membri di un culto persiano) o di un epitaffio cristiano di Roma, e la continuità di varie formule per epitaffi funerari e opere pubbliche portati a termine sui luoghi sacri. Così, un epitaffio funerario giudaico della metà del II secolo in latino da Castelporziano conserva su una elegante lastra rettangolare di marmo le norme di allestimento di un'area funeraria per i membri della "Universitas Judaeorum". Termina con la formula standard "lib. Posterisque eorum" e le esatte misure dell'appezzamento.

Il coperchio di marmo di un sarcofago, decorato nello stile di un tetto di tempio con maschere teatrali come antefisse, riportante un'iscrizione greca per una certa Faustina, accompagnata da una serie di simboli giudaici e la parola "shalom" in ebraico sulla tabella centrale del coperchio. Un epitaffio in latino dell'inizio del III secolo apre con un'invocazione agli Dis Manibus (guardiani della tomba). C'è una frattura nell'iscrizione, comunque, dovuta all'inclusione di due pesci accanto ad un'ancora e la frase greca IXOUS ZWTWN (pesce della vita). Questo è uno dei più precoci esempi di simbolismo cristiano su un monumento funerario. Il pezzo fu scoperto nelle vicinanze del sito della necropoli vaticana al di sotto della Chiesa di San Pietro e in passato appartenuto alla Collezione Kircheriana. Ci sono anche alcuni rari frammenti di epitaffi dall'ora distrutta catacomba di Monteverde, includente una dedica a Vindicanus mellarchon (arconte designato) di una sinagoga, e una serie di iscrizioni che nominano membri di diverse delle 13 sinagoghe giudaiche conosciute nell'antica Roma (specificatamente quelle degli Ebrei, Agrippensi, Tripolitani, Calcarensi, e Volumnensi) che si crede fossero localizzate in Trastevere o nel Circus Flaminius vicino al Tevere. I simboli della shofar, lulab, aron and menorah sono comuni, mentre le rare immagini di pane azzimo e un vaso sembrano riferirsi a riti liturgici e banchetti nel calendario giudaico. Tra le iscrizioni cristiane, il Buon Pastore fa una apparizione precoce, insieme alla figura dell'orante e della colomba. Altre immagini canoniche per l'arte catacombale romana sono quelle di Noè che emerge dall'arca e i cinque pani e i due pesci dal Nuovo testamento in riferimento alla Moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Le invocazioni ad altre divinità testimoniano il pluralismo religioso e il sincretismo della società tardo antica romana. La collezione include gli oggetti di culto trovati nel Mithraeum scavato al di sotto della chiesa di Santo Stefano Rotondo, del V secolo. La testa di Mitra proveniente da una statua di culto ed un grande rilievo che ritrae la scena del tauroctonos ancora conserva tracce di doratura e pittura. In un'altra vetrina, l'idolo di bronzo avvolto nelle spire di un lungo serpente può rappresentare un Attis o Osiride adorato nel Santuario delle divinità siriane sulla collina del Gianicolo.

Uno degli ultimi e più modesti (illeggibili) oggetti in mostra porta lo spettatore alla soglia del Medio evo in Roma; è un amuleto d'argento datato al VI o VII secolo d.C. In un testo estremamente minuscolo, inciso in una edicola su un plinto, l'amuleto cita frasi bibliche e mistiche per un certo Giuseppe, figlio di Baruch Judas. Può aver avuto uno scopo apotropaico, o essere stato venerato come un oggetto benedetto. Certamente l'associazione della Bibbia con credenze mistiche è soltanto una delle indicazioni della crescente importanza del testo sacro a ispirare la religione romana e l'arte romana post-Classica.

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